Esame di vela

Gli argomenti dell’esame di pratica “vela”
NOMENCLATURA E CONOSCENZA DELL’IMBARCAZIONE VARI ARMI (sloop, cutter, ketch, etc.)
NODI (gassa d’amante, piano, bandiera, savoia, parlato nodo di bitta e cappuccino)
ARMARE E DISARMARE L’IMBARCAZIONE
CENTRO VELICO, CENTRO DI DERIVA E REGOLAZIONE ALBERO ANDATURE, VIRATE ED ABBATTUTE CAPPA ARDENTE,  CAPPA FILANTE E CAPPA SECCA
REGOLAZIONI DELLE VELE USO DEL TRASTO, WANG, PATERAZZO, CUNNINGAM, CARICABASSO E PUNTO DI SCOTTA REGOLAZIONE DELLE SCOTTE, TENSIONE DRIZZE, TESABASE, CROCETTE INVERSIONE DI ROTTA
PREPARATIVI PER AFFRONTARE IL CATTIVO TEMPO
PERDITA DEL TIMONE (come comportarsi)
MANO DI TERZAROLI IN  PARTICOLARE IL CIRCUITO DELLA BOROSA USO DELLA CINTURA DI SICUREZZA, LIFE LINE FUNZIONAMENTO VHF E G.P.S.
CHIAMATE DI URGENZA RECUPERO DI UOMO A MARE USO DELLE DOTAZIONI DI SICUREZZA OPERAZIONI DI ANCORAGGIO RILEVAMENTI A TERRA TRAMITE PUNTI COSPIQUI ALLO SCOPO DI IDENTIFICARE LA POSIZIONE DELL’UNITA’ ORMEGGIO DI FIANCO IN PRESENZA DI CORRENTE

        Le domande più frequenti a Fiumicino
A cosa servono le crocette? Ad aumentare l’efficienza del sartiame – Poiché il baglio massimo è notevolmente minore della lunghezza dello scafo, come risultato l’angolo di attacco del sartiame in testa d’albero è esiguo e poco efficiente, dunque si ricorre alle crocette che da una parte aumentano l’angolo di attacco delle sartie e dall’altra distribuiscono uniformemente sull’albero il carico di tensione delle sartie, contrastando anche le flessioni trasversali dell’albero stesso. 

  Centro velico e centro di deriva? Il centro velico è il punto di applicazione della risultante di tutte le forze del vento sulle vele, ogni vela ha il suo centro velico.Il centro di deriva è il punto di applicazione della risultante di tutte le forze sul piano di deriva che si oppongono allo scarroccio.Per avere una imbarcazione equilibrata il centro velico e il centro di deriva si devono trovare sulla stessa verticale. Ricorda che la randa è orziera e il fiocco è poggiero.    Cosa dobbiamo fare in caso di imbarcazione troppo orziera o poggiera? Possiamo spostare l’inclinazione dell’albero longitudinalmente agendo sia sullo strallo di prua che di poppa, rigorosamente a barca ferma in porto.   Perché è importante che un’imbarcazione sia orziera? Perché è più sicura – Esempio: nel caso in cui il timoniere, unico uomo a bordo,  dovesse cadere in mare, se l’imbarcazione avrà una tendenza orziera, tenderà a mettersi prua al vento e si fermerà, consentendo all’uomo in mare di risalire a bordo; nel caso in cui abbia una tendenza poggiera di sicuro si allontanerà dall’uomo in mare, senza fermarsi. 

Vento reale, vento di velocità (relativo), e vento apparente? Il vento reale è il vento meteorologico che sentiamo nel caso di imbarcazione ferma, il vento relativo è il vento creato dalla nostra velocità, la sua direzione è sempre opposta al nostro movimento, il vento apparente è la risultante vettoriale tra vento reale e vento relativo (ricorda che di bolina il vento apparente è piu’ forte del vento reale, e nelle andature portanti il vento apparente è minore del vento reale.  

Nodi Piano – Per unire due cime di uguale diametro (esempio legare i matafioni).
Bandiera – Per unire due cime di diverso diametro– Meglio del nodo piano; non si scioglie finché in tiro Bandiera doppio (ancora più sicuro) – N.B. se il nodo si esegue con cime di diverso diametro, usare sempre la cima di dimensione minore per avvolgere, poiché morde meglio.
Savoia – Nodo d’arresto (per evitare che una cima passi attraverso un bozzello, un anello, etc) – Se non è sottoposto a tensione può sciogliersi.
Cappuccino – Nodo d’arresto (migliore del n. Savoia perché non si scioglie).
Margherita – Per limitare il carico in una parte della cima (esempio, una lesione della cima).
Gassa d’amante – Per le scotte del fiocco, per legare la cima ai parabordi e per gli ormeggi.
Parlato – Per fissare i parabordi alle draglie e per gli ormeggi .Preparare una cima a prua o a poppa – Prima di eseguire le volte attorno alla bitta avere l’accortezza di passare prima la cima fuori dal pulpito, recuperandola al di sotto del pulpito stesso.   

Manovre fisse e correnti? Le manovre fisse  sono tutti i cavi d’acciaio che servono a sostenere l’albero, quindi    trasversalmente abbiamo le sartie e longitudinalmente abbiamo gli stralli. Le manovre fisse non prevedono regolazioni durante la navigazione. Le manovre correnti sono tutte quelle manovre che richiedono una regolazione durante la navigazione. A titolo d’esempio : scotte, drizze, borose, amantiglio, paterazzo, trasto, punto di scotta, tesabase, cunningam, caricabasso etc.    Come si avvolgono le scotte attorno ai verricelli (winch) ? Sempre in senso orario, con almeno due/tre colli – Quando si lasca lentamente la scotta dal winch, si accompagnano dolcemente con una mano le volte, mentre l’altra mano tiene in tensione la scotta.

Perché si usa il paterazzo? Per poter regolare la flessione in alto dell’albero –  Tesando il paterazzo l’albero si flette verso poppa e  gli effetti che si ottengono sono due: Il principale è quello di eliminare l’effetto “catenaria”(curvatura dello strallo di prua quando è sotto sforzo) sviluppatosi sullo strallo di prua (ovvero lo strallo di prua è lento dunque il profilo del fiocco è PIU’ GRASSO), il secondario è che la randa si tende, appiattendosi, così diminuendo la portanza, la barca risulta meno orziera. – Viceversa lascando il Paterazzo l’albero si distende e la randa si ingrassa con un aumento della capacità di portanza della vela.   
A cosa serve il punto di scotta del fiocco? Per regolare lo svergolamento della vela di prua – Il carrello sulla rotaia per la regolazione del punto di scotta si posiziona in base al tipo di vela che si mette a riva. Idealmente dovrebbe essere regolato in modo tale che la scotta della vela di prua, a partire dal carrello segua idealmente la bisettrice dell’angolo di scotta per dare la giusta tensione alla base e alla balumina . Il carrello sarà più a poppavia dell’albero nel caso di vele ampie come il genoa, mentre verrà posizionato a pruavia dell’albero quanto si issano vele piccole. Inoltre, variando la regolazione del punto di scotta a parità di vela, si agisce sullo svergolamento della vela stessa: arretrando il carrello a poppavia si tesa la base della vela ma si apre la balumina diminuendo la portanza (caso di vento forte); viceversa spostando il carrello a pruavia si allenta la base della vela, che si ingrassa, e si tende la balumina (in caso di poco vento).   

A che serve il trasto? Per regolare il profilo della randa – Con vento forte e andature strette si può regolare la potenza della randa agendo sul trasto; spostando il carrello del trasto sottovento si apre la randa che così regolata scarica l’eccesso di vento, riducendo la potenza e diminuendo come risultato lo sbandamento dell’imbarcazione, senza peraltro svergolare la balumina. E’ utilissimo all’arrivo della raffica quando portandolo sottovento la barca riduce immediatamente lo sbandamento.  

Navigando a vela, se si rompe la drizza randa come posso sostituirla? Con l’amantiglio che serve solo quando la randa non sorregge il boma, a  patto che sia ddimensioni e carico di rottura adeguate  

Navigando a vela con una rotta che impone una bolina, si rompe il vang; è un problema? No, perché in bolina il carico del complesso randa/boma grava sulla scotta di randa e il vang può rimanere in bando     BUON VENTO!